Danese tra le righe: dansk mellem linjerne
Era il 1994, anno in cui sono arrivata in Danimarca, e che ho trascorso sui banchi del K.I.S.S. (Københavns Intensiv Sprogskole). Il metodo d’apprendimento quello di memorizzare frasi, da ripetere e scrivere correttamente. Ogni errore veniva segnato diligentemente e spietatamente dall’insegnante. Un numero superiore ad un tot (pochi! mi sembra cinque) garantiva la bocciatura. Ancora oggi ricordo molte delle frasi: ‘jeg kan godt lide Carlsberg’, ‘jeg foretrækker Tuborg’, e ‘jeg tager ikke sort arbejde’. Uscita dal K.I.S.S. non parlavo danese ma avevo a disposizione una quantitá di frasi che mi ha permesso di districarmi in moltissime conversazioni. Poi, col tempo, una parola dopo l’altra, come i bambini, ho imparato.
La difficoltá del danese per me non é stata quella di imparare parole e frasi, grammatica e sintassi. Rispetto ad italiano, inglese, francese, il danese è in fondo una lingua ‘semplice’ (vedi dimensioni e contenuto dei dizionari locali!). Piuttosto che capire quello che veniva detto, la difficoltá è stata di imparare a capire quello che non veniva detto, che restava ‘tra le righe’. E quella di percepire il significato nascosto, indforstået, di parole, situazioni, descrizioni, episodi. Insomma, il legame di parole ed espressioni linguistiche con la cultura ‘locale’, con quello che è accettabile e no, gradito ed apprezzato, e meno. Come un marinaio in acque sconosciute ho dovuto districarmi per capire l’arrivo della tempesta dal soffio spesso impercettibile di una brezza leggera.
Questa rubrica é frutto di una chiaccherata e di un paio di incontri tra me e Gino. L’idea é di pubblicare insieme uno stradario linguistico-culturale (sprogkulturel vejviser) e quindi una guida di 'sopravvivenza' per italiani che vivono o si trasferiscono in danimarca. Allo stesso tempo puó diventare un dizionario alternativo per danesi che abbiano interesse personale e culturale in parole, espressioni, modi di dire che possono creare equivoci fra danesi ed italiani avendo un significato diverso, e qualche volta opposto, nelle nostre culture. O semplicemente un’occasione per riflettere sulla propria lingua e cultura.
Che si intende qui quando ci si riferisce al temperament degli italiani, ad una situazione stille og roligt, ad una persona meget ned på jorden. E quando una situazione é meget hyggeligt é una buona idea buttarsi in una 'discussione' (teoretica, di tipo concettuale) che puó rilevarsi 'accesa'? Si puó discutere pacificamente ma in modo un pó acceso ed ancora essere considerato stille og rolig? Che cosa comporta dire: jeg er overhovedet ikke enig med dig, quando si sta tranquillamente a parlare? ’Che ruolo ha il tak for sidst?
A parte il significato 'letterale' di termini ed espressioni che fanno parte della cultura locale e quindi del quotidiano, hvad mener de når de siger sådan og sådan, quale comportamento é passende se non si vuol rischiare di colpo un cambiamento 'atmosferico' del tipo 'uh eh', e sguardi di gente forfjamsket, perplessa.
Quali sono le idee, i concetti, le cose 'non dette' ma intese e capite nel fællesforsåelse di chi é cresciuto in questa cultura, definita da alcuni come stammekultur, cultura tribale. Quelle che vengono dette e allo stesso tempo non dette?
Sperando che il progetto interessi lanciamo il primo 'sasso' invitandovi ad inviare commenti, aneddoti o semplicemente domande su un’espressione che viene utilizzata spessissimo per descrivere situazioni e persone:
imboscarsi. Certo la denominazione di situazioni e persone tranquille, ma anche divertenti, brillanti, o forse poco interessanti, un pó noiose? Cosa comporta l' espressione 'imboscarsi'?
Ludovica & Gino

