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Ho letto l'intervista e mi sono specchiato in te per molte cose.
Sono qui a copenhagen solo da 7 mesi, e mi piace fondamentalmente stare qui, ma la tua metafora del livello facile e quello medio, è azzeccatissima. Io ho fatto prima il livello medio, avendo diretto ( in realtà vice-diretto) un'azienda in italia per 9 anni e poi venire qui, un salto nel buio in epoca di crisi, ma in un paese dove come dici te Luca, la vita è più facile. Concordo anche su quello che dici sui danesi, confermando pero' che sono un popolo che mi piace tantissimo, ma sono diversi da me italiano. Non so quanto restero', spero almeno 4-5 anni, e sicuramente per finire in sintonia con la tua intervista, guardero' volentieri san siro nerazzurro almeno in tv al pub :) anche se non sono milanese, sono interista...
Concludo dicendo che consiglio la Danimarca a tutti, c'è tanto da imparare restando comunque italiani....
Apprezzo tantissimo tutto ciò che hai fatto nella tua vita. Hai vissuto intensamente hai fatto un mare di esperienze e puoi dire di AVER PROVATO. Non c'è niente di peggio che avere il rimpianto di non averci neanche provato. Ed è così che voglio fare io. Questa lettura è stata illuminante.. da giorni mi torturo partire o non partire... Grazie a questa lettura adesso ho la risposta: PROVIAMOCI. Alla fine mal che vada si può sempre tornare alla cara casa dolce casa no?
Mi fa molto piacere vedere che dopo tanto tempo questo mio post viene ancora letto e soprattutto stimola le persone ad intraprendere avventure che comunque vadano a finire arricchiscono l'animo...
Grazie Simona!
Sto seguendo con interesse questa discussione e se mi sono riconosciuto in molte delle cose che ho letto (ad esempio il fatto che qui sia più facile realizzarsi che da noi, dove immobilismo, clientelismo, familismo e molti altri -ismi incidono pesantemente) voglio dire la mia su una cosa: a mio avviso IL DANESE NON È DIFFICILE (purtroppo non si può ingrandire il carattere, altrimenti avrei scelto un bel corpo 60, caratteri cubitali).
La sintassi è molto più lineare della nostra. Esempio: coniugare i verbi è un gioco da ragazzi. Non esiste il congiuntivo. E anche per i verbi irregolari, c'è solo una forma da ricordare, uguale per tutte le persone, esempio: passato di bere in danese: jeg drak/du drak/han drak ecc.....
in italiano: io bevvi/tu bevesti/lui bevve...
È vero che la pronuncia è un po' ostica, ma imparare a pronunciare il danese in maniera dignitosa è fattibile. Oltretutto
1) chi è venuto qui per un lui/una lei danesi ha la possibilità di esercitarsi quotidianamente, chiedere consigli ecc.
2) Molti dei programmi di DR, ad esempio le fiction tipo Forbrydelsen/Krøniken/Taxa ecc...sono sottotitolate: basta armarsi di vocabolario e videoregistratore et voila, lezione di danese a costo zero.
3) Le biblioteche sono fornitissime e consentono di prendere in prestito un numero pressochè illimitato di libri, cd, cd-rom e quant'altro per 28 giorni alla volta.
4) se invece che una mission impossible considerassimo imparare il danese come un investimento oculato, sia in chiave professionale che in termini di qualità della vita, come una sfida, i risultati sarebbero probabilmente migliori. Insomma è molto importante avere un approccio positivo.
Insomma, det kan godt lade sig gøre at lære dansk!
Cara Cristina di Roma, il tuo intervento mi ha un po' toccato personalmente. La tua storia si avvicina alla mia di circa 30 anni fa. All'epoca non si conosceva lo Skype ma quando si vuole continuare un rapporto la fantasia si mette in moto. Ed allora ci scambiammo dei nastri registrati per il periodo in cui non stavamo inseme: Avanti e indietro per l'Europa con le lunghe assurde attese della poste italiane. Nel frattempo io scambiai un paio di visite in DK e lui - poi mio marito - in Italia per le vacanze. Prima in carrozzella a Firenze, poi in gondola a Venezia e cosi dondolando mi resi conto che dovevo prendere una decisione. Vai dove ti porta il cuore, mi disse mia sorella, ancora prima dell'uscita del libro della Tamaro. Non ho mai saputo bene se era il cuore solamente oppure quell'Italia degli anni '70 che mi stava un po' stretta. Imparerai un'espressione bellissima in danese che si dice avere " luft under vinger " cioe' "L'aria sotto le ali". A me mancava l'aria allora, forse anche adesso, qualche volta. Ma qui in DK con i rapporti che si sono stabiliti in famiglia - se non raggiungo qualcosa e' solo indolenza mia. Qua non mancano le possibilita' per essere se' stessi. Ed e' questo venticello di indipendenza e spazio per tutti che mi affascino' all'epoca. La mia storia sentimentale e' stata molto importante, ma non e' stata la cosa primaria. All'epoca ed ancora oggi mi affascina la vita all'aria aperta che i danesi adorano in tutti i momenti della giornata, le biblioteche super affollate degli inverni lunghi e bui, ma poi non cosi' tanto perche' se tu verrai quassu' ti accorgerai che il clima non e' poi dei peggio. Cosa e ' peggio? direi la lingua. Devi imparare una nuova espressione di comunicazione. Il danese non e' la lingua delle piu' musicali, si impara per forza non per piacere. Noi italiani siamo cosi' curiosi che non vogliamo delegare ad altri i nostri sentimenti oppure lasciar perdere a capire cio' che succede intorno. Allora ci integriamo velocemente ed impariamo la lingua, con un terribile accento "meridionale" ma abbastanza per conversare. Di questo non ti preoccupare. Cristina. ti aiuteremo noi. per questo siamo qui... Buona fortuna !
Saluti da Cristina,
non scherzo mi chiamo come te... e' tra l'alro un nome comunissimo in DK - ma noi siamo speciali: Cristina, senza l' acca.
Ho letto con piacere i vostri commenti e vorrei portare anch’io la mia esperienza in questo blog!
Sono una romana affezionata alla propria città e molto legata alla propria terra nonostante vivere qui stia diventano sempre più difficile ed il futuro, specialmente per i giovani sia tutt’altro che roseo.
Nell’estate del 2005 ho fatto un bellissimo viaggio in Svezia, Norvegia e Danimarca e proprio in quest’ultima ho conosciuto un ragazzo con cui è scattato il classico colpo di fulmine. Pensavo fosse la solita storia estiva che si sarebbe esaurita entro poco tempo invece stiamo ancora insieme!
Grazie ai voli low-cost (aimè ormai sempre più cari) ed a skype siamo riusciti ad andare avanti per un anno e sette mesi. Non si può generalizzare ma devo dire che non ho trovato i danesi così freddi come spesso ce li raccontano. E non mi riferisco solo al mio ragazzo con cui rido e scherzo come mai avrei creduto possibile.
Le sue due famigli (ovviamente i suoi sono separati e con nuovi compagni) sono molto accoglienti ed affettuosi pur tenendo alla propria privacy ed indipendenza. Anche i suoi amici si sono dimostrati molto socievoli e ospitali cercando di farmi sentire a mio agio e di farsi capire nonostante il mio scarso inglese. Certo il senso dell’ umorismo danese è molto diverso dal nostro e può sembrare una presa in giro ma le loro intenzioni sono tutt’altre.
Ancora non abbiamo deciso in che paese vivremo ma non sembra ci sia molta scelta. L’Italia può essere un paese bellissimo dove vivere solo se si ha un buon lavoro (e qualche aiuto per comprare casa). Io studiato Economia e Commercio con indirizzo in Economia Ambientale (completamente inutile in Italia), ho fatto anche un master sulle certificazioni di qualità e dopo mille lavoretti, consulenze e lavori a progetto ho iniziato il praticantato in uno studio commerciale. Non che mi siano mai piaciute le tasse ma non ho trovato un lavoro duraturo o degno di questo nome. Nello studio in cui lavoro arrivano continuamente curriculum di gente in cerca di lavoro spesso non più giovanissima e molti provano a mettersi in proprio ma spesso chiudendo dopo poco tempo.
Il mio ragazzo, Mikael è un giardiniere del paesaggio ma lavora spesso anche per le società di lavoro temporaneo tipo Adecco (lì funziona!!!) che oltre a trovargli lavoro il giorno dopo gli paga anche le ferie. Cosa gli potrebbe offrire l’Italia? Quasi nulla. Lui non è così legato alla sua terra ma venire alla ventura, senza conoscere la lingua e senza una base (io ovviamente vivo ancora con i miei) non è facile. Per ora stiamo temporeggiando, voglio prima finire il praticantato per non buttare gli sforzi fatti fin ora e per avere comunque una qualifica.
Razionalmente credo che la scelta migliore sia quella di vivere in Danimarca nonostante la lingua impronunciabile, la frutta e verdura pallida ed insapore, la mancanza totale di montagne (amo fare speleologia) ed il clima buio e freddo e la gente che per quanto socievole non lo sarà mai quanto i miei amici a Roma.
So che troverei una casa (che qui non so in quanti anni e se riuscirei ad avere), forse con qualche difficoltà un buon lavoro, una vita tranquilla e facile (altrochè 2 lavori per raggiungere uno stipendio di 1050,00, 3 ore sui mezzi pubblici romani tutti giorni e le solite file per ogni posta, spesa, e vari uffici, i locali sempre più costosi ed affollati), ma se verrò a vivere in Danimarca so che sarà solo ed esclusivamente perchè mi sono perdutamente innamorata di un danese.
Un saluto a tutti
Ma signori! scherziamo? sembra veramente che lo stare o no in dk. dipenda dal clima, il sole, la luce, se fosse cosí potrei subito dirvi che in Africa dovrebbero stare tutti felici e contenti! il sole lí non manca, ma é veramente la sola prerogativa? La veritá é diversa, secondo me si cercano sempre delle scuse per giustificare i nostri fallimenti, l´incapacitá di riuscire o di affermarsi nella vita ovunque essa si svolga, é facile dare la colpa a qualcuno o qualcosa, pochi hanno l´onestá di fare un mea culpa, di ammettere che siamo stati noi e non la Danimarca al non successo dei nostri progetti di vita.
Sono ancora del parere che molto dipende da noi stessi, certo anche l´ambiente in cui viviamo é di grande importanza, ci condiziona sicuramente nelle nostre scelte, peró in questo paese molte cose sono piú facili, si ha sicuramente una rampa di lancio molto solida per poter spiccare il volo verso una vita migliore.
Forse oggi, per noi occidentali, non é piú il problema della sopravvivenza economica o fisica che ci preoccupa di piú, ma quella esistenziale.
salve,sono Attilio,ho vissuto in molte parti del Mondo,in Danimarca da qualche anno.
Ora ho deciso di ritornare in Italia,il mio principale motivo e' certamente sentimentale(mi sposo con un italiana di Rieti,citta' dove risiedero')ma il prinicipale risiede in una mia grande scommessa,sono uno scrittore,la mia futura moglie pure lei e' scrittrice,voglio invertire il flusso,dimostrare cioe' di poter esprimere tutto il mio potenziale creativo nel mio Paese,vivendo nella mia Nazione,magari il mio esempio potra' creare effetti importanti,un mio libro sara' pubblicato da una grossa casa editrice,diverse mie opere saranno presenti in riviste specializzate,sempre in Italia,vediamo cosa accade ora.
Della Danimarca terro' per me i lati positivi,tipo lo Stato magro,l'assenza di burocrazia,ne parlero' nei miei prossimi libri,cercando di suscitare un intelligente dibattito.
Per me la vita e' stata sempre una ricerca di scenari nuovi in cui muovermi,ora credo di avere trovato la direzione giusta,ed e' legata alla piu' grande forza che esista,si chiama amore sincero,sperimentare la vita,sara' cio' che faro'
attilio saletta
Leggo il blog oggi e l'argomento cade proprio a pennello: in questi giorni rifletto sul mio destino e sull'eventualitá di lasciare la Danimarca. Strano questo paese, lo vorrei lasciare per mancanza di passione/passionalitá/mancanza d'amore (intesa come incapacitá di relazione con danesi maschi), ma mi ci sento ancora cosí invischiata dentro e a volte anche maledettamente felice, soprattutto in questi giorni di sole e natura primaverile prorompente... mi saró danesizzata anche io e diventata sole-dipendente? Perché lasciare un posto che si é scelto con il cuore, ma che non é ancora entrato del tutto sotto la pelle? Tutti gli stranieri che conosco si lamentano qui ad Århus, cittá piccola e provinciale; allora il miraggio/speranza rimane il trasferimento nell'agognata Copenhagen. E se questo non servisse a risolvere i problemi di "sentirsi straniero ed estraneo" nonostante la padronanza della lingua? Voglio andare via (sono appena stata in Brasile, un paese che sento mio come nessun altro), ma non voglio ancora mollare l'osso..forse hanno ragione i commentatori a dire che non é il paese difficile in sé, ma é il percorso di vita, la crescita e maturazione di sé stessi che andiamo in cerca... non so, io rimango confusa ma non proprio felice
Ora mi sento inquisito per non aver mai voluto imparare il danese!! :-)
A parte gli scherzi, anche io credo che imparare la lingua sia indispensabile per una perfetta integrazione, però la ritengo condizione necessaria ma non sufficiente, altrimenti in Spagna mi sarei integrato benissimo. La verità è che, magari inconsciamente, sin dall’inizio ho sempre saputo e voluto essere straniero. Per questo non mi sono mai impegnato per imparare la lingua. Infatti non ho mai dato colpe al Paese Danimarca per questo, se non quella (ma non è una vera colpa) di non avermi fatto cambiare idea!
Quello che ho cercato di trasmettere con questo mio blog sono i due messaggi che ho imparato da questa esperienza. Il primo, l’ho già scritto altrove, è che non importa tanto dove si vive, ma importa quello che si vuole fare della propria vita. Il secondo è che se i problemi (nel mio caso Milano) si evitano invece di affrontarli, essi si ripresentano successivamente sotto altre forme (problemi di integrazione). Può essere però una idea vincente quella di provare ad aggirarli (periodo all’estero) invece di prenderli di petto.
Capisco che non sono messaggi molto originali, ma perlomeno posso dire di averli fatti miei pienamente e questo è già un gran successo. Per questo ritengo che, seppur finita, l’esperienza danese sia stata una tappa fondamentale e positiva per la mia crescita.
Ho appena letto l'intervista a L.Bonomi e...mi sono commossa...perchè nella sua esperienza ci vedo riflessa,in parte,la mia.Anche io sono qua dopo aver fatto l'Erasmus 2anni fa,6mesi da favola,anche io mi sono innamorata qui(ed è anche finita,ed ho sofferto tantissimo) e anche io spesso mi chiedo"Che ci faccio qui in Danimarca".Capisco perfettamente quando Luca scrive di essere stato capace a capire il modo di fare dei danesi,ma non riuscire a farlo proprio.Ed è una cosa che mi intristisce tantissimo.Perchè penso che qui sarò sempre"la straniera",anche se sto seguendo il corso di danese,anche se mi sforzo a capire il modo di pensare dei danesi,anche se provo in tutti i modi ad integrarmi in questa società,ho paura che non ne farò mai parte pienamente,nonostante tutti i miei sforzi.Sento che la mia"passionalità" tutta italiana,nei sentimenti,nelle relazioni con gli altri,nel cibo e in qualsiasi cosa,"cozzerà"sempre e in qualche modo con il loro modo di essere così non-passionali(spero che nello scrivere questo nn mi sia attirate troppe antipatie!).A volte mi chiedo se venire in Danimarca,lasciando la mia Italia e i miei affetti, sia stata la cosa giusta o soltanto un miraggio...Forse solo il tempo mi darà una risposta.
hai detto quello che volevo dire io .specialmente riguarda ai livelli....
pure parlando e nata danese, la trovo proprio cosi la dk, bravo :-)
e buona pasqua a tutti
È primordiale , fondamentale, empirico, imparare il danese se si vuole restare in DK, anche se si conosce l´inglese bene, parlando l´inglese sarai sempre trattato con riguardo ma sempre da turista, invece imparando la loro lingua si scoprono anche le loro caratteristiche il loro modo di pensare, e sei sicuramente piú rispettato, fa molto piacere ai danesi che gente come gli italiani ma anche di culture che loro considerano " superiori" si danno la pena di imparare la loro lingua. Per non parlare dei vantaggi che reca nel trovare un lavoro e soprattutto nel processo d´integrazione.
Non ho mai capito la gente che rimane in Danimarca e non vuole apprendere il danese, ne ho conosciuti tanti e devo dire che tengono una posizione molto ambigua nel rapporto con la Danimarca e i danesi
Hai perfettamente ragione. Io e mio marito siamo arrivati alla beata età di 38 anni chiedendoci invece che cosa ci stiamo a fare in Italia. Vorremmo un futuro per i nostri figli, non un futuro migliore ma un futuro.... e qua non ci sarà nulla per loro, visto l'andazzo delle cose e considerando che oggi hanno solo 12 e 8 anni...
Ho letto molto sulla Danimarca, già eravamo stati in Svezia, a Stoccolma (6 gg) e ce ne siamo innamorati.... tutto funzionava perfettamente come doveva.... la gente sorridente e sempre cordiale e gentile, ordine nelle strade, cibo buonissimo....
La Danimarca è il nostro sogno nel cassetto, ma come dici tu... non avventatamente. Stiamo cercando di trovare un corso di danese, e già, per imparare la lingua del posto. E hai ragione, che senso ha vivere in un paese e non studiare la sua lingua solo perchè tutti parlano l'inglese. Non ha senso. Io e mio marito vogliamo studiare il danese, almeno capirlo e poi ci metteremo alla ricerca di un lavoro. I sogni possono diventare realtà, basta crederci, impegnarsi per realizzarli e ovviamente organizzarsi prima. Noi ci prefiggiamo sempre dei nuovi progetti, e ponderiamo sempre tutto prima di arrivare a raggiungerli. Ma che soddisfazione. Ora il nostro obiettivo è arrivare tra circa 4 anni a dare la svolta decisiva alla nostra vita. Io non mi sento italiana, mi sento cittadina del mondo, e vorrei andare a vivere in un luogo che mi possa offrire delle possibilità. Noi desideriamo una vita normale come ora,non lussuosa, ma più tranquilla, più onesta, più sicura.... E soprattutto vorremmo tanto che i nostri figli un giorno potessero costruire la loro vita, cosa che stando qui in Italia non vedo che come un'utopia. L'Italia non mi piace più, e non sto parlando delle sue bellezze, perchè forse non ha confronti, ma del vivere in Italia: non funziona nulla, la vita è cara, lavoro non ce n'è e se c'è qualcosa ti viene soffiato da qualche amico del capo, o figlio di amico del capo, o raccomandato. Sono insoddisfatta da tutto quello che qua mi circonda, non faccio che sognare ad occhi aperti. Siamo persone che si adattano a tutto, e certamente ci sapremo adattare benissimo con la cultura dei danesi... Noi, come tanti, siamo gente onesta, che paga sempre tutto il dovuto, che rispetta la legge, che fa tutto per bene ma non vede mai nulla di positivo ritornare indietro. Quando sento della donna che possiede case e che chiede allo stato il rimborso delle spese per la scuola del figlio... quando sento della coppia che dichiara di essere poveraccia e poi vende un terreno per milioni di euro.... allora mi dico: ma che paese di m...a è questo? Perchè non si fa qualcosa? Perchè se beccano chi evade le tasse non gli pignorano tutto sino a raggiungere la somma dovuta o non li sbattono in prigione come si fa in America??? Perchè i primi ladri stanno al governo, ecco perche...
Sono stanca di questo marciume... voglio scappare via... appena possibile.
Fateci gli auguri..... spero che tra 4 anni questo sogno si realizzi, per ora ci lavoreremo su e questo ci terrà su il morale...
Un saluto a tutti, quelli rimasti, quelli tornati e quelli che sono rimasti...
Ciao Luca come ti va la vita?
Andiamo subito al dunque,ho letto le cause della tua partenza da Cope. e devo dire che hai dimenticato di scrivere un fattore che ha influito molto anche se inconsciamente nella tua partenza,tu non parli danese.
Conosco tanti italiani qui in Dany che si lamentano di non riuscire ad integrarsi e quindi di sentirsi uno straniero nonostante avessero vissuto qui per anni e guarda caso nessuno di loro parlava danese o addirittura nemmeno l´inglese.
Ora,non voglio certo dire che una volta imparata la lingua il resto poi venga da se, ma sicuramente rimane molto piu facile.
Essere capace di esprimersi in danese e´essenziale per una integrazione al 100%.
Tu poi hai scritto altre cause che ti hanno influenzato e le rispetto ma rivolgendomi a coloro che si sono appena trasferiti o che lo stanno per fare,consiglio di incominciare a studiare la lingua
piu presto possibile.
ho letto con interesse la tua intervista. hai saputo esprimere e sintetizzare ciò che mi sta portando a lasciare la Danimarca per rientrare in Italia. e per uno strano caso rientrerò proprio a Milano!
Nu har jeg boet som tysker i Kbh. i sammenlagt snart 15 år, men jeg har også boet i godt 7 andre europæiske byer i kortere eller længere perioder, og dermed har jeg været utrolig heldig og privilegeret. Jeg anser mig som europæer, dernæst som tysker, men hvis du spørger mig, hvort hjertet ligger, så er svaret helt klar: i denne fantastiske, smukke by, som forbliver sig selv tro, og som samtidig opfinder sig selv på ny igen og igen. Når jeg lander i Kastrup, så er min sjæl kommet hjem. Og det er vel det det handler om. Selvfølgelig er det surt om vinteren, og selvfølgelig er det ikke nemt at komme ind på livet af danskerne, og nogle gange er man bare træt af det hele. Så hjælper det at brokke sig en tur sammen med andre udlændinge eller tage til det land man kom fra, og så er det godt igen. Og så er der pludselig dette specielle lys, en dag ved vandet, forårsluften som strejfer dig blidt, eller et yndlingssted, og du ved du er hjemme, selvom du altid vil være anderledes. Men du hører til alligevel. Og du vil ikke være et andet sted end lige her. :-)
Un racconto di un viaggio, una scelta di vita, cosa di piú banale nella vita vita di un uomo, sappiamo tutti dove siamo nati, ma nessuno di noi sa dove andrá a morire.
Il racconto peró di qualcuno che ha avuto la possibilitá di scegliere. Non tutti hanno questa fortuna, ci sono quelli meno fortunati che non hanno molte opzioni.
Gli italiani che vivono in danimarca, per la maggior parte l´hanno fatto per scelta, questo fa sí che volontariamente si ha tutto l´interesse ad assimilare questa cultura, che rappresenta per molti versi, un qualcosa che a noi ci é stato negato.
Sentirsi stranieri, come dice Luca, é un fatto normale per molti stranieri che vivono non solo in Danimarca, ma é ancora piú difficile se a priori si nega a se stessi la possibilitá di sentirsi a casa, voglio precisare; se ci sentiamo troppo legati o ci s´identifica in maniera molto forte a una cultura, a una nazione, ci autoescludiamo quasi automaticamente da un eventuale processo d´integrazione, ma non per questo la colpa deve essere data al paese ospitante, ma a noi stessi.
Io non ho avuto questo problema, dall´inizio ho capito dov´ero e con chi, pur non sapendo molto della Danimarca, ma grazie alle mie precedenti esperienze all´estero ho potuto paragonare e non é stato molto difficile scegliere.
Per noi europei é sicuramente piú facile essere assorbiti nel tessuto danese, cosa che é senza dubbio piú difficile per gente proveniente da culture extra europee come per es: africani o asiatici oppure di religioni come l´Islam o il Giudaismo che sono anche filosofie di vita.
Ma Luca non sorride, e qui é un "must" altrimenti sei "out" e ha dovuto lasciare la terra dei normanni che tanto fecero per noi.(questa é una battuta)
Bel racconto - l'intervista mi ha fatto pensare all'Alchimista di Paulo Coelho. Io penso che molti di noi facciamo una strada molto lunga per poi finalmente trovarci al punto di partenza e capire che la cosa più importante non era la destinazione del viaggio come pensavamo all'inizio, ma ciò che ha avuto molto più valore per noi è stato il viaggio in sé...