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Aprile e le nozze di Venere

di Antonella Bazzoli
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Altro che pesci di aprile... anticamente il mese primaverile era dedicato ad onorare le dee dell'amore e della fertilità! Per saperne di più www.evus.it

Lui indossa una tunica e un mantello, ha una ghirlanda tra i capelli e tiene in mano un ramo fiorito. Lei ha una corona sul capo e il portamento elegante, mentre sorregge un cesto floreale e un mazzo di fiori dal lungo gambo ricurvo.
I due personaggi, scolpiti a rilievo da Giovanni e Nicola Pisano per le formelle del mese di Aprile della Fontana Maggiore di Perugia, potrebbero rappresentare due sposi novelli.

Uxor è infatti scritto sopra la scena che vede protagonista la dama di Aprile. L'opera è del 1278, ma più che una coppia del XIII secolo, i due personaggi sembrano rievocare certe figure classiche dell’antichità. La scena potrebbe ricollegarsi ad antiche tradizioni precristiane, celebrate nel calendario festivo di Roma proprio nel mese di Aprile. L’atteggiamento nobile e composto della giovane coppia di aprile, sembra quasi suggerire che i due personaggi stiano partecipando ad una cerimonia. E se si trattasse proprio del loro matrimonio?

Tra il mese di aprile, l’atto coniugale ed il culto di Venere, esiste in effetti un collegamento che risale ai tempi del calendario romano. Ce ne parla Ovidio nel quarto libro dei Fasti, quando spiega come le donne onorassero Venere Verticordia con omaggi floreali, proprio in occasione delle Calende di Aprile. [due sposi immortalati avanti alle formelle del mese di aprile]
Veneralia, così si chiamavano quelle feste religiose in onore della dea dell’amore, dea che Ovidio descrive con queste parole: “…diede la loro origine agli alberi e ai seminati, riunì insieme gli animi rozzi degli uomini e insegnò loro ad unirsi, ciascuno con la sua congeniale compagna.” (IV, 96-98)


Il poeta, sempre rivolgendosi a tutte le donne - vergini, spose e meretrici comprese - le incita ad onorare Venere Verticordia, ovvero colei che "volge i cuori", con queste parole: “Madri e nuore latine,e anche voi che non portate benda né lunga veste, venerate ugualmente la dea... la dea è tutta da detergere... offritele rose novelle e altri fiori. Ella vuole che anche voi vi laviate sotto un verde mirto...” ( IV, 133-139). In occasione della festa di Venere si teneva infatti un bagno rituale che prevedeva i lavacri della statua di Venere e, a seguire, il bagno collettivo sotto la pianta sacra alla dea. Dopo aver offerto omaggi floreali alla divinità, le donne bevevano il cocetum, una bevanda a base di latte, miele raccolto dai favi e papavero pestato, che le conduceva al sonno e all’oblio.
Feste della fertilità, dunque, che coincidevano anche con i moti celesti del pianeta Venere. Infatti, durante la cerimonia nuziale, Espero (così si chiama Venere della sera) doveva brillare nel cielo notturno, e solo quando spariva dietro l’orizzonte per raggiungere il Sole, i due sposi novelli potevano imitare in terra l’incontro d’amore dei due amanti celesti. [le due formelle del mese di aprile nel bacino inferiore della Fontana Maggiore di Perugia]


Sempre nell’antico calendario di Romolo, quando l’anno aveva ancora dieci mesi, Aprile veniva salutato con varie feste, quasi tutte legate al risveglio della natura. Come quelle in onore di Cerere, che si tenevano per otto giorni consecutivi, dal 12 al 19 aprile, e si chiamavano Cerealia.
Persino il 21 aprile, festa della fondazione di Roma, coincideva con la festa dei Parilia, che segnava l’inizio dell’anno pastorizio e vedeva i pastori compiere riti lustrali in onore di Pales.
Il 23 aprile veniva invece festeggiato con libagioni di vino in onore di Venere Ericina. Secondo Varrone in questo giorno si onorava Venere protettrice dei giardini, e le professe, cioè le meretrici, offrivano alla dea composizioni di rose, giunchi, sisimbro ed incenso. Era questa la festa dell'amore e dell'effetto liberatorio dell'estasi amorosa.
Sempre legati ai riti di fertilità e al risveglio della natura vi erano poi i Floralia, che avevano luogo dal 28 al 30 di Aprile. Sentiamo cosa scrive Ovidio in proposito: "Viene la dea dei fiori cinta di variopinte corone, e in teatro s'usano allora scherzi assai licenziosi. La sacra festa di Flora si estende sino alle Calende di maggio" (IV, 945-947)

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1 commenti in totale

| commenti in ordine cronologico
 
Il 2010-05-01 alle 07:24:06 alessandra sicuro scrive:
.....interessante
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fuori tema
(8 voti)

replica al commento di alessandra sicuro

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