La figura dell'eroe è insita nella storia e nel sostrato della coscienza collettiva dell'umanità, la ritroviamo nella mitologia, nelle fiabe e nelle leggende di tutti i paesi. L'essere eroe riguarda la psicologia maschile e fa parte delle aspirazioni più o meno recondite degli uomini.
Nell'antica Grecia l'eroe rappresentava l'uomo ideale, benefico per gli esseri umani e nel contempo vicino al mondo degli dei. Costituiva quindi quell'esempio di realizzazione individuale verso il quale ciascuno poteva protendersi.
Nella sua persona venivano riunite doti psicologiche e morali – quali rettitudine nel comportamento, autodisciplina, intelligenza, magnanimità, coraggio e prestanza fisica.
Generalmente infatti l'eroe era giovane, forte e determinato, era cioè il prototipo del guerriero, come tale doveva affrontare molti pericoli e combattere molte battaglie per una causa, magari per liberare una fanciulla o una città dal giogo di un mostro o per ristabilire l'ordine della giustizia dove esso fosse stato calpestato.
Fondamentale comunque per la riuscita delle sue imprese era la capacità di adeguarsi al volere degli dei e all'ineluttabilità del destino, peccare di hybris – l'eccesso d'orgoglio – lo avrebbe portato alla rovina, al contrario l'eroe greco doveva essere ben cosciente dei suoi limiti ed avere fede nel Cielo.
Un po' dappertutto nel mondo troviamo la figura dell'eroe civilizzatore che fonda città, istruisce la popolazione o le dona una tecnica agricola. A volte l'eroe è un 'salvato dalle acque', abbandonato appena nato in una cesta in un fiume sarà destinato a grandi imprese (così Sargon a Babilonia, Mosè nella Bibbia, Karna in India, Edipo, Danae e Perseo in Grecia, Romolo e Remo a Roma, Sigfrido nell’Europa del nord).
In tante storie uccide un mostro specie un drago (così Apollo e San Giorgio).
Psicologicamente il mostro è stato interpretato come immagine di uno stato interiore caotico e distruttivo, che impedisce una conoscenza di sé, alimenta sentimenti negativi verso gli altri, se stessi e il mondo e porta alla consunzione dell'energia psichica.
Liberare una fanciulla significa così per un uomo incontrare e divenire coscienti del proprio aspetto femminile rendendosi uomini più completi, più ricchi e più coscienti.
Uccidere il mostro corrisponde a soggiogare i propri istinti incontrollati e le passioni opprimenti divenendone pienamente consapevole, superare la confusione e la negatività per avere le idee più chiare e un attitudine ottimista.
La spada o la lancia, tipiche armi dell'eroe, indicano proprio il discernimento di una visione chiara e finalizzata della vita.
Talvolta si rimane preda delle incertezze, dei dubbi, delle paure e non si riesce ad andare avanti e a fare uno sforzo per uscire da una impasse, si è magari dominati da un ossessione o un chiodo fisso, si è come prigionieri del mostro che ci consuma con la sua forza contraria.
Pur facendo parte come detto di un tipico atteggiamento maschile, l'attitudine eroica è presente, e in molti casi necessaria, anche nelle donne, mentre un uomo è più portato ad esternare questa propensione, in una donna si manifesta come un processo psicologico soprattutto quando si tratta di affrontare una situazione interiore del tipo sopraindicato.
La soluzione di una situazione problematica in certi casi appare improvvisamente con una decisione semplice ma opportuna e risoluta come la spada di Alessandro Magno che taglia l'intricato nodo di Gordio che nessuno riusciva a sciogliere.
La forza fisica quindi non è la condizione essenziale dell'essere eroe, tanti giovani d'oggi, come magari espressione del proprio malumore, tendono però a mettersi in mostra e magari provare il loro coraggio in azioni irresponsabili e teppistiche, gli esempi sono tanti, dai tifosi in lotta, alle bande di quartiere, dagli incendi appiccicati a auto e cassonetti, alle folli corse in automobile.
Le motivazioni di tali atti pericolosi e violenti sono spesso del tutto secondarie, quello che si cela sotto è di nuovo l'emergere dell'archetipo dell'eroe-guerriero pronto a combattere.
Nell'asettico tessuto sociale moderno di fatto tanti ragazzi non hanno occasione di rendere visibile agli altri e a se stessi il proprio valore, spesso sono discriminati e marginalizzati e in definitiva intere generazioni crescono deprivate della propria mascolinità e giungono alle responsabilità lavorative e familiari con un senso di intima frustrazione costretti in una situazione che è più adattamento che conquista personale.
Quando il modello maschile viene a mancare ci pensa l'industria dello spettacolo a riempire questo vuoto, ed ecco il diffondersi di film estremamente violenti, giochi di sanguinosi combattimenti ecc.. I 'superuomini' imbattibili del grande schermo come Stallone e Schwartzenegger divengono gli idoli di milioni di adolescenti.
Il mondo ‘civile’ è insomma diventato più arido, senza rischi da affrontare, senza le emozioni che fanno sentire più vivi e di cui i ragazzi hanno particolarmente bisogno.
Negli Stati Uniti, fra gli strati più poveri della popolazione, più che altro fra Afroamericani e Latinos, sono diffuse le 'gangs', bande di giovani (a volte giovanissimi) tanto immaturi quanto pericolosi, ben armati con armi da fuoco, si scontrano fra loro soprattutto per questioni di controllo territoriale e di prestigio personale, e molti passanti si sono ritrovati vittime del fuoco incrociato di gangs rivali tanto che in certi quartieri è diventato anche pericoloso l'uscire di casa e anche nelle scuole sono entrate le armi.
Anche in Danimarca hanno preso piede la gangs e l’inevitabile rivalità per il controllo dei quartieri e il traffico di stupefacenti.
Alcune sono l’espressione di gruppi di rockers, i motociclisti con il marchio del gruppo sulla giacca.
Per reclutare i più giovani gli Hells Angels hanno creato il reparto AK81, dove AK sta per ‘Altid Klar’ ossia ‘sempre disponibili’. Le reclute infatti sono usate per le azioni omicide e come guardia del corpo dei membri più anziani, per meritarsi il diritto di essere membri.
Altre bande sono composte da giovani figli di immigrati in cerca di identità, intrappolati nel dilemma tra non l’essere accettati nel paese dove sono cresciuti (a causa dell’aspetto, la religione, la provenienza...) e la mancanza di legami con il paese d’origine dei genitori.
Come dice la psicologa Irene De Castillejo: "I nostri delinquenti sono gli eroi falliti, coloro che hanno provato e non hanno trovato il canale giusto. Meglio fare una rapina che essere nessuno, meglio provare il proprio potere in una guerra di bande giovanili che rimanere un povero anonimo".
La scomparsa della figura dell'eroe (non parlo dei film o dei soldati delle orribili guerre odierne combattute d'altronde con mezzi altamente tecnologici) produce frustrazione, la frustrazione produce aggressività, l'aggressività repressa cerca vie d'uscita e a volte si indirizza verso gruppi di persone più deboli.
Anche in Italia sentiamo parlare di aggressioni ad extracomunitari, occupazioni di campi nomadi ecc.. Il nemico diventa chi sta peggio di noi.
Del resto il 'risveglio' di chi è cresciuto in desolanti quartieri dormitorio o nella sonnolenza opulenta di una famiglia benestante è solo apparente, è facile prendersela un po' con chi non ha difese, per poi ritornare nel sonno della ragione della solita vita...
Così ecco anche il proliferare di piccoli gruppi di estrema destra dediti a violenze razziste, anche loro si perdono nel sogno perduto del guerriero della 'civiltà' in lotta contro la 'barbarie' e la mancanza di valori per vivere.
È stato osservato che i figli di genitori entrambi molto indaffarati per ragioni di lavoro, e quindi in gran parte assenti dalla vita dei loro bambini, sviluppano fantasie di diventare militari, esploratori, corridori automobilistici o altre professioni di genere avventuroso.
Tipica è l'idea (che ogni tanto si realizza) di arruolarsi nella Legione Straniera, lasciandosi dietro tutto il resto.
In certe persone tale bisogno di avventura diviene talmente compulsivo tanto da essere denominato proprio la “sindrome del legionario”, incarnazione ideale di chi sacrifica la propria individualità per soddisfare questa sete di avventure e provare un più autentico cameratismo con i compagni di destino, pronto solo a ubbidire e a combattere (anche se in realtà lo fa per le necessità del governo francese).
Anche la figura del vichingo intrepido navigante, coraggioso guerriero e uomo libero, rientra nell’immaginario dell’eroe e come tale è stato anche usato nella propaganda nazista.
Quando si va avanti con gli anni però sempre più il modello dell'eroe assume carattere immateriale e spirituale, infatti l'eroe si afferma come tale emergendo dal mondo animale e divenendo pienamente uomo, vicino alla fonte della vita che rimane preclusa ai più.
Questo uomo che trova il tesoro nascosto, raggiunge la saggezza, arriva a conoscere il segreto delle cose e sa distinguere il giusto dall'ingiusto, non più solamente con entusiasmo giovanile, ma con l'intelligenza e la calibrazione di chi sa muoversi nel mondo malgrado tutti gli ostacoli e può lottare infine per un ideale superiore aldilà del proprio essere individuale.
Così l'eroe è il visionario che continua con stupore infantile a tenere viva in sé la visione giovanile ma allo stesso tempo la realizza con la maturità dell'adulto.
Gli eroi del nostro tempo rimangono quindi perlopiù anonimi, non sono certo quelli proposti continuamente dai mass-media ma sono piuttosto tutti coloro che si battono per gli altri e nutrono le altrui speranze senza chiedere né riconoscimento né denari e forse alla fine essere eroe equivale semplicemente ad essere giusto e integro.
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