Riproponiamo una discussione iniziata l' anno scorso, che pensiamo possa contribuire al dibattito che abbiamo avuto le scorse settimane, su italian...[leggi il resto]
Riproponiamo una discussione iniziata l' anno scorso, che pensiamo possa contribuire al dibattito che abbiamo avuto le scorse settimane, su italiani e politica (vedi post di Andra) e su come italiani e danesi entrano in una discussione (vedi post di Esther). Speriamo anche di richiamare l' attenzione sul confronto Italia-Danimarca che e' il
focus principale di questo blog.
Buona discussione (ndr).
Gli italiani tendono a dividersi: Nord e Sud; destra e sinistra; mari e monti. E lo fanno solitamente in modo molto polarizzante. Provate a seguire un dibattito televisivo (o, talvolta, anche questo blog). Se c’è qualcuno che esprime un’opinione, radicale o meno, si troverà quasi sempre qualcun altro che esprime opinioni o valori diametralmente opposti. Fin qui, nessun problema. La dialettica è il sale della democrazia. L’impressione è che però queste posizioni dialettiche in Italia siano spesso più dei ‘partiti presi’, posizioni aprioristiche, piuttosto che decisioni ponderate dalla coscienza e dalla riflessione personale. Ciò che è disturba maggiormente, poi, è che difficilmente ci si schioda dalle posizioni prese. I dibattiti proseguono in maniera ‘unilaterale’ su due fili paralleli. Raramente si ammette l’errore. Ci si accavalla nelle osservazioni e ‘vince’ chi ‘urla’ di più.
In Danimarca, le divisioni esistono e come: sociali, politiche, culturali. Però la metodologia, se così la vogliamo chiamare, ci sembra diversa. Prendiamo l’esempio dei dibattiti. L’interruzione della controparte è tipicamente considerata un’atto di maleducazione. E le risposte, per avere senso, normalmente prendono spunto diretto da ciò che la controparte ha appena affermato. Questo non è per dire che in Danimarca ci sia necessariamente una propensione al compromesso o alla sintesi. Ma ci sembra ci sia una maggiore disposizione al confronto critico e, possibilmente, costruttivo.
Forse è solo una caricatura, uno stereotipo o un’apparenza. Vorremmo però leggere le vostre opinioni in merito. Risulta anche a voi? E se sì, a cosa è dovuto: storia, cultura, temperamento?